Pranzo di Pasqua (con ricetta)
Pasqua e Pasquetta costretti in casa e magari da soli non sono la stessa cosa di quando le si festeggia insieme ad amici e parenti magari in un prato e all’ombra dei peschi in fiore. È ovvio.
Ma non soffermiamoci sull’ovvio. Lo scopo di questo post non è quello di indulgere a nostalgie e rimpianti, ma di scrivere una breve nota (troppo breve per poterla chiamare racconto) sul nostro pranzo di Pasqua 2020, come cornice alla presentazione di una ricetta della cucina tradizionale ligure.
Io e Chiara volevamo, per rispetto della tradizione, preparare l’agnello con patate e carciofi. Ma il nostro macellaio, al cui negozio all’inizio della settimana si poteva ancora entrare senza fare lunghe code, è stato categorico: niente agnelli e capretti, ora non se ne possono importare dall’estero e la produzione nazionale non è sufficiente a soddisfare la domanda dei consumatori italiani. Alla faccia del sovranismo, mi sono detto.
Abbiamo convenuto di ripiegare sul coniglio ai capperi e olive, un’altra straordinaria ricetta della cucina tradizionale ligure.
La ricetta prevede, tra le erbe aromatica da usare, anche il timo. Ma siamo rimasti senza. E dire che in campagna, a Isola, ne abbiamo anche tanto. Le colline astigiane, così argillose e umide non sono il suo habitat preferito. Ma vi si è adattato. È una pianta bassa che spontaneamente cresce sui terreni rocciosi delle colline e montagne mediterranee. Proprio come quelle dell’entroterra ligure. Ed è una pianta che viene molto usata fin dalla antichità per aromatizzare i cibi. Ha proprietà antibatteriche e soprattutto emana un profumo balsamico che da alla carne un tenue gusto di muschio e di selvatico. A questa raffinatezza abbiamo dovuto rinunciare. Ma anche senza timo, quello che abbiamo potuto gustare era un vera prelibatezza. Il merito naturalmente è tutto della cuoca.
Le foto a corredo di questo post mostrano chiaramente che i commensali erano tre. Se le vedesse la veterinaria di Ghismo sarebbe una triste Faccenda. Lei, infatti, dopo l’operazione che Ghismo ha subito ai legamenti del ginocchio sinistro, ha prescritto tassativamente di eliminare tutti gli extra dalla dieta della nostra palla di pelo: deve scendere molto di peso per non compromettere la tenuta dei legamenti. Ma una eccezione (che conferma la regola), col profumo di coniglio arrosto che riempiva la casa, era proprio impossibile non farla: “qualche” piccolo pezzettino di coniglio alla ligure gli è stato passato.
E per finire, naturalmente, uovo e colomba, i dolci tradizionali della Pasqua. Con un piccolo ma. La colomba (ai 5 cereali) non era il massimo. Del resto era l’unico tipo in vendita nell’austero supermercato vicino casa, Aldi, che fa parte di una multinazionale tedesca, ha i prezzi scontatissimi, ma non consente molte scelte (come la Merkel).
Ed ecco la ricetta consigliata da Chiara:
CONIGLIO CON CAPPERI ( ricetta di mio papà)
Ingredienti:
Coniglio tagliato a pezzi, una cipolla, alloro timo e salvia, un bicchiere di vino bianco secco, capperi, olive, olio, sale e pepe.
Preparazione:
Tagliare il coniglio a pezzi e farlo rosolare nell’olio( circa 30 minuti).
Aggiungere una cipolla tagliata a fettine e un mazzetto di alloro, timo e poca salvia.
Aggiungere il vino.
Tritare il fegato( precedentemente fatto rosolare) e aggiungerlo al coniglio quando è quasi cotto. Se serve aggiungere acqua o brodo.
Per ultimo aggiungere capperi e olive e lasciar cuocere a fuoco lento.
Salarlo e peparlo a metà cottura.
Tempo di cottura: 1 ora e 15 circa.
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