La festa degli alberi
Mettere a dimora una pianta. Una consuetudine antica. Da più di cento anni a questa parte si usa festeggiare, soprattutto con le scolaresche della scuola primaria, l’arrivo della primavera (21 marzo) piantando alberi.
Il primo evento da promuovere tramite questo blog doveva essere proprio un incontro reperghese per festeggiare, tutti insieme, l’arrivo della primavera. Ma è arrivato prima il coronavirus a ROMPERE, diciamo così, le uova nel paniere.
L’amore per gli alberi è stato spesso argomento di filastrocche e canzoncine per bambini e di molte belle poesie. Consoliamoci leggendone alcune:
Alberi
Sempre fermi,
sempre ritti,
come impavidi soldati,
stanno i buoni alberi, armati
sol di foglie e fiori e frutti,
di cui fanno dono a tutti.
Tutto danno quel che hanno
e per sé tengono solo
un gorgheggio d’usignolo
un fischietto di fringuello
un sussurro di ruscello.
(Diego Valeri)
***
Boschetto
In questo boschetto di poche gaggie
ricanta un uccello le sue poesie.
Se un cuore vi passa, si ferma e ristà,
riparte provvisto di felicità.
È un bosco d’un’ombra armoniosa e leggera
e un angelo viene a dormirvi la sera.
Per farsi un lettuccio men duro raccoglie,
dai ceppi muschiosi, bracciate di foglie.
E vede, affondato nell’umida cuna,
passare tra i rami più alti la luna;
e sente tra fronde dal vento toccate
tremore e bisbigli di calde nidiate;
e trova la pace d’un sonno tranquillo
tra un canto d’uccello e il canto del grillo.
(Renzo
Pezzani)
***
Io sono come un albero
Io sono come un albero
sto con i piedi per terra
cerco la luce del sole
e così cresco di più
i piedi… radici
le gambe… il tronco
le braccia… i rami
i capelli… le foglie
la pelle… corteccia
il sangue.. la linfa
il cuore della terra batte dentro la mia pancia!
(Testo e musica di Giorgio Minardi )
***
Ci vuole un fiore
Le cose di ogni giorno raccontano segreti
a chi le sa guardare ed ascoltare.
Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole un fiore
ci vuole un fiore, ci vuole un fiore,
per fare un tavolo ci vuole un fio-o-re.
Per fare un fiore ci vuole un ramo
per fare il ramo ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il bosco
per fare il bosco ci vuole il monte
per fare il monte ci vuol la terra
per far la terra ci vuole un fiore
per fare tutto ci vuole un fio-o-re
Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole il fiore
ci vuole il fiore, ci vuole il fiore,
per fare tutto ci vuole un fio-o-re
(Testo di Gianni Rodari – Musica di Sergio Endrigo e Bacalov)
***
Gli alberi
In gergo la gente chiama “foglie” le orecchie
è come se sentissero, come se gli alberi conoscessero la musica
ma la verde lingua degli alberi è un gergo ben più antico
chi può sapere cosa essi dicono quando parlano agli uomini
gli alberi parlano albero
come i bambini parlano bambino
Quando un figlio di donna e uomo
rivolge le sue parole a un albero
l’albero risponde
il bambino capisce
(Jacques Prevert)
***
Albero Alberto
Albero Alberto
aveva una foglia.
Albero alberto
aveva una voglia.
E’ arrivato Ottobre ventoso,
Albero Alberto ha perso una foglia.
E’ arrivato Ottobre noioso:
Albero Alberto ha perduto la voglia.
(Roberto Piumini)
***
Un tempo gli alberi avevano occhi
Un tempo gli alberi avevano occhi,
posso giurarlo,
so di certo
che vedevo quando ero albero,
ricordo che mi stupivano
le strane ali degli uccelli
che mi sfrecciavano davanti,
ma se gli uccelli sospettassero
i miei occhi,
questo non lo ricordo più.
Invano ora cerco gli occhi degli alberi.
Forse non li vedo
perché albero non sono più,
o forse sono scivolati lungo le radici nella terra,
o forse,
chissà,
solo a me m’era parso
e gli alberi sono ciechi da sempre.
Ma allora perché
quando mi avvicino
sento che
mi seguono con gli sguardi,
in un modo che conosco,
perché, quando stormiscono e occhieggiano
con le loro mille palpebre,
ho voglia di gridare
Cosa avete visto?
(Ana Blandiana)
***
Pensa agli alberi
Ogni volta che ti sentirai smarrita,
confusa, pensa agli alberi,
ricordati del loro modo di crescere.
Ricordati che un albero con molta chioma
e poche radici viene sradicato
al primo colpo di vento,
mentre in un albero con molte radici
e poca chioma la linfa scorre a stento.
Radici e chioma devono crescere
in egual misura,
devi stare nelle cose e starci sopra,
solo così potrai offrire ombra e riparo,
solo così alla stagione giusta
potrai coprirti di fiori e frutti.
(Susanna
Tamaro)
***
Tu non sai
Tu non sai:
ci sono betulle che di notte
levano le loro radici
e tu non crederesti
mai che di notte gli alberi
camminano o diventano sogni.
Pensa che in un albero
c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero
canta e ride.
Pensa che un albero
sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l’ho già detto:
i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare
tra gli alberi
come usignoli
(Alda Merini)
***
Vecchi ontani
Ai vecchi ontani il vento,
Ghignando, urlando, narra
Non so che storia lugubre e bizzarra,
Non so che storia d’ira e di spavento.
Tremanti di paura,
Sotto il gel che li allaccia,
I vecchi ontani al cielo ergon le braccia
Gemendo a gara nella notte oscura.
(Arturo Graf)
Le filastrocche e le poesie contenute in questo post sono tratte da https://www.filatrocche.it. Il testo “io sono come un albero” è tratto da https://maestramary.altervista.org . A questi siti rimandiamo chi volesse approfondire l’argomento filatrocche e poesie sulla festa degli alberi.
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