Gli amici cavillisti
Dal giornale online LINKIESTA.IT del 6 Gennaio 2021
Nella rubrica “L’avvelenata”, la giornalista Guia Soncini esercita la sua ironia fustigatrice su chi professa un politicamente corretto rispetto delle regole ma poi ricorre a tutti i cavilli possibili per violarle:
In questi giorni c’è un catalogo di italiani che ha disegnato un mondo dove i disattenti al virus sono sempre gli altri, gli evasori fiscali sono sempre gli altri, i parcheggiatori in doppia fila sono sempre gli altri. E loro invece hanno deciso di potersi permettere ogni cosa:
Non ho amici antivaccinisti. Neanche uno. È un limite così enorme che, per sapere come la pensano là fuori, sono iscritta a tutti i gruppi Facebook di picchiatelli convinti che Bill Gates voglia installarci un microchip sforacchiandoci sotto una petunia di Arcuri (Domenico, no Manuela).
Ho amici che, come diceva Guccini, «Per fortuna o purtroppo, ci tengono alla faccia». E quindi dicono che certo, bisogna rispettare le regole, certo, non bisogna andare in giro, certo, ci vuole disciplina, sacrificio, carattere, fisarmonica.
I miei amici non sono come quel mio vicino che il 24 ho sentito conversare col portiere di come sarebbe stata la loro cena della vigilia, «No ma tanto la sala da pranzo è grande, non stiamo vicini», «Bisogna stare attenti a non scambiarsi i bicchieri», mentre riflettevo sulla fortuna d’esser sempre stata schifiltosa e di preferire morire di sete che bere da un bicchiere altrui.
I miei amici non sono come tutti quelli che ho visto le due volte che sono uscita di casa nell’ultimo mese, e che tutti, tutti, tutti avevano la mascherina sotto il naso, che sono arrivata a ritenere sia una forma di disturbo cognitivo, se non sai tenerti la mascherina sul naso devono darti l’accompagno, se quando qualcuno (io, ovviamente) ti dice di stringere il ferretto così non ti scivola rispondi «Eh ma così mi sento soffocare» devono toglierti il diritto di voto.
I miei amici sono ligi alle regole, non parcheggiano in doppia fila, non evadono le tasse, non violano la legge. Ho quindi catalogato come hanno passato le feste – quelle che per fortuna adesso finiscono e si torna al caro vecchio «non potete allontanarvi più di 200 metri da casa», così possiamo lamentarci che ci trattino come bambini – i miei amici ligi.
Il catalogo è questo.
Amico che vive a Milano da vent’anni (prima viveva a Roma), figli nati e cresciuti a Milano: i suoi social erano pieni di foto liguri. Ma allora siete scemi, gli ho detto (il plurale era per lui e la moglie). Sono in regola, ho la residenza qui, mi ha risposto senza traccia d’ironia. Segue conversazione in cui io dico che pure buttarsi dalla finestra è in regola, ci si aspetta che gli adulti capiscano che una regola che serve a tutelarli non va aggirata attaccandosi ai cavilli; e lui mi dice che sto invecchiando male (smentisco: ero odiosa pure da giovane, forse persino peggio).
Amica che vive a Roma da quindici anni, telefonata del 26 dicembre: sono tornata oggi, pazzesco, non c’è nessuno in giro. Non so: sarà forse perché oggi non si poteva andare in giro? Segue dibattito di giorni in cui ella cambia circa sessantadue volte la scusa per cui improrogabilmente il 25 doveva andare a mangiare i tortellini nella città d’origine.
Prima scusa: «I giornalisti possono viaggiare per lavoro». Tu non viaggiavi per lavoro, viaggiavi per i tortellini. Trentacinquesima scusa: «Se hai un congiunto anziano che ha bisogno d’assistenza è consentito». Il congiunto ha la badante. «E l’assistenza spirituale dove la metti?». Sessantaduesima scusa: «E comunque io ho la residenza lì». Certo, come quell’altro.
Il catalogo continua QUI
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