Breve elogio della lentezza
Per fare questo breve elogio della lentezza prendiamo a supporto un narratore, Italo Calvino, che ha vivamente raccomandato, nelle sue famose lezioni americane, la RAPIDITA’ come una qualità da perseguire (tanto nella scrittura quanto nella vita).
Ciò non deve apparire strano perché (come ci affrettiamo a precisare) per Calvino la rapidità non corrisponde alla velocità. Non solo: non vi può essere rapidità senza LENTEZZA.
Insomma, si può essere rapidi anche facendo molte divagazioni e digressioni. Il punto è se sono utili all’”economia del racconto”. L’importante è assecondare il ritmo e la logica della storia che si vuole raccontare. Calvino porta ad esempio le favole (lui è stato anche il curatore della pubblicazione delle fiabe italiane) nelle quali a suo parere il narratore pone molta attenzione all’economia della storia, a ciò che è essenziale. La rapidità non è una corsa contro il tempo. “La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte”.
Rapidità e lentezza devono coesistere, in un racconto come nella vita. Bisogna capire quando si rende necessaria una cosa o l’altra.
Festina lente, affrettati lentamente. È l’antica massima latina (attribuita all’imperatore Augusto) che Calvino aveva scelto come suo motto.
Il grande scrittore ligure conclude le sue riflessioni sul rapporto tra rapidità e lentezza con questa antica leggenda cinese:
“Tra le molte virtù di Chang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno di un granchio. Chang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e d’una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. «Ho bisogno di altri cinque anni», disse Chang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto”.
Forse la massima dell’imperatore Augusto potrebbe andare bene anche per l’animaletto del seguente slider:










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