Il tempo e l’acqua
Le riflessioni svolte da Agata dopo aver assistito insieme ai suoi compagni di classe alla proiezione del documentario Before the Flood – punto di non ritorno, si concludono con la seguente domanda:
“Quello di cui mi stupisco è che la gente ora sa di andare incontro ad una possibile estinzione, ma perché non fa niente?”
È una domanda alla quale non è facile dare una risposta. La scienza è in grado di spiegare il riscaldamento climatico, le possibili cause e le possibili conseguenze per la vita sul pianeta Terra. Ma non può spiegarci “perché restiamo immobili, o quasi”.
La stessa domanda se l’è posta il poeta e scrittore islandese Andri Snær Magnason, autore del libro “Il tempo e l’acqua”, edito in Italia da Iperborea.
A un giornalista di Linkiesta che lo ha intervistato, Magnason confessa:
“Per lungo tempo mi sono sentito stranamente distaccato da un problema attuale e urgente come il cambiamento climatico. … il climate change è stato anche per me un fatto percepito come lontano e distante”
Se non ce ne occupiamo più di tanto è perché non abbiamo afferrato la questione. Gli scienziati ci dicono che l’aumento delle temperature e del livello dei mari distruggerà ecosistemi millenari, potenzierà uragani e inondazioni distruggendo terre abitabili e coltivabili.
Ma gli appelli degli scienziati (naturalmente importantissimi) non bastano.
Abbiamo bisogno di capire l’importanza che hanno per ciascuno di noi le cose che perdiamo o che potremmo perdere. In altri termini, dobbiamo sentirle vicine a noi. Perché ciò accada dobbiamo riappropriandoci del senso che hanno avuto per quelli che sono venuti prima di noi. E in questo ci possono essere di aiuto i poeti e i narratori.
Perciò, dice il giornalista che ha intervistato il poeta islandese, Magnason ha deciso di servirsi delle storie,
“come quelle evocate dalle foto e dai filmati gelosamente custoditi dai nonni Hulda e Árni, testimonianza delle escursioni condotte negli anni ’50 e ’60 tra coltri bianche e aree selvagge d’Islanda, tra cui il ghiacciaio Vatnajökull o la catena montuosa Kverkfjöll. Centinaia di diapositive e ricordi che coprono quasi tutto l’arco della vita degli avi raccontando, parallelamente, l’evoluzione e gli esiti della febbre che ha colpito il pianeta e ha portato alla
scomparsa del ghiacciaio islandese Okjökull. Questa immensa massa bianca, dichiarata morta nel 2014 e commemorata nel 2019 dalla targa “Lettera al futuro” redatta proprio da Magnason, nel 1901 copriva un’area di 16 chilometri quadrati, ridotta a 3 nel 1978 e infine a 0,7 nel 2012”.
Il messaggio conclusivo di Magnason è questo:
«Per evitare le ricadute del riscaldamento globale, nei prossimi 50 anni dovremo rimuovere circa 1000 gigatonnellate di anidride carbonica dall’atmosfera, l’equivalente di 30 anni delle nostre emissioni. Non sappiamo ancora quale sia il
metodo migliore per farlo ma dobbiamo cercarlo nelle buone abitudini, nella tecnologia, forse nella spiritualità, nelle connessioni tra poesia e scienza, passando per la comprensione della natura. Il futuro del nostro pianeta è basato su quello che faremo nei prossimi decenni. Non è la mia opinione, ma quello che ci dice il meglio della scienza».
LEGGI L’INCIPIT del libro IL TEMPO E L’ACQUA
L’immagine in evidenza è tratta da: ilmessaggero.it
Le altre immagini sono tratte (in ordine) da: iperborea.com; lastampa.it; deejay.it; lachiavedisophia.it
scomparsa del ghiacciaio islandese Okjökull. Questa immensa massa bianca, dichiarata morta nel 2014 e commemorata nel 2019 dalla targa “Lettera al futuro” redatta proprio da Magnason, nel 1901 copriva un’area di 16 chilometri quadrati, ridotta a 3 nel 1978 e infine a 0,7 nel 2012”.
metodo migliore per farlo ma dobbiamo cercarlo nelle buone abitudini, nella tecnologia, forse nella spiritualità, nelle connessioni tra poesia e scienza, passando per la comprensione della natura. Il futuro del nostro pianeta è basato su quello che faremo nei prossimi decenni. Non è la mia opinione, ma quello che ci dice il meglio della scienza».
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