Quaranta giorni
20/04/2020
È passato un mese e una decina di giorni dall’inizio di questa quarantena.
Devo dire che prima, quando pensavo ai ragazzi in Cina, mi venivano in mente due cose: la prima era:
“Io non riuscirei a stare in casa tutto il giorno, non vedere i miei amici e familiari.”, eppure è quello che faccio, da oltre un mese.
La seconda era che non pensavo sarebbe mai arrivata in Italia, cioè praticamente dall’altra parte del mondo.
Questa situazione fa paura a tutti, a chi più, a chi meno, perché è completamente nuova, nessuno, almeno nessuno ancora in vita, ha vissuto quello che sta succedendo.
A volte penso che però io non devo avere paura, perché sono fortunata e mi dico che c’è gente messa peggio, la mia famiglia sta bene e posso vedere i miei genitori, al contrario di chi li ha a lavoro negli ospedali.
Così ho smesso di avere tanta paura, perché non ha senso avere paura se si sta attenti, sempre se SI STA ATTENTI.
Ho dovuto, come tutti, rinunciare a qualcosa.
Il primo esempio è la scuola: all’inizio ero, devo dirlo, felice della settimana “di riposo” dopo Carnevale. Poi le settimane sono diventate due, poi tre, poi un mese e così via.
Ho dovuto rinunciare ai sabati sera, i giorni in cui invitiamo i nostri amici, per me zii, e le mie cugine, che quindi non vedo più, anche se ogni fine settimana facciamo cena insieme su zoom. Ho dovuto rinunciare anche ai miei compagni, per così dire al mio compleanno in famiglia e a vedere la famiglia stessa.
Insomma, ci sono cose a cui ho rinunciato, ma dalla quarantena si può anche trarre vantaggio, ad esempio dormire un’ora in più, organizzare i compiti come meglio ti pare, avere più tempo per i propri hobby e stare più con i genitori o con i fratelli e sorelle; inoltre, dall’inizio di questa quarantena, apprezzo di più cose che prima davo per scontate, come un giro al parco o il mettere un piede fuori casa, tutte cose che fino a un mese fa facevo tutti i giorni e che davo per scontato. Ci sono poi luoghi della casa che non avevo mai esplorato da cima a fondo, come il balcone. Ora vorrei andare fuori e, strano ma vero perché non mi è mai piaciuto tanto, correre, o saltare, o… stare semplicemente seduta sull’erba.
Non ho contatti con la maggior parte dei miei compagni, il che mi rende un po’ triste, anche per il fatto che sono in quinta e che quindi il prossimo anno molti non li rivedrò più, ma sono positiva e penso che finiremo l’anno insieme, anche se sotto sotto ne dubito.
Mi sono accorta che a volte è difficile essere positivi, soprattutto in queste situazioni, però credo che sforzarsi ed esserlo mi faccia alzare con il buonumore.
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