Hotel & Resort
Con un concerto al Madison Square Garden di New York, è iniziato l’ultimo tour musicale degli
Eagles, “The Long Goodbye Farewell Tour”.
Il gruppo rock americano formatosi negli anni ’70 ha così deciso di porre termine alla propria attività musicale andando in giro per il mondo (il tour durerà circa due anni) a salutare quanti hanno amato la loro musica.
Tantissimi, considerando che hanno avuto cinque singoli e sei album al numero uno, hanno ottenuto sei Grammy Awards e cinque American Music Awards, il loro album più importante, “Hotel California”, è stato 16 volte disco di platino e la rivista Rolling Stone lo ha classificato al 37° posto nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi. E non è tutto: il loro album di successi “Greatest Hits” uscito nel 1976 è stato disco di platino 38 volte ed è al primo posto nella classifica dei dischi più venduti all time in America (ha superato il disco “Thriller” di Michael Jackson) con oltre 38 milioni di copie.
Successo meritato, quello degli Eagles. Hanno prodotto ballate country-rock indimenticabili che propongono rappresentazioni del modo di vivere degli americani, che fanno riflettere su come sia difficile cambiare la propria condizione, su come spesso le cose non vanno come si era creduto o sperato, sulla dura vita delle periferie metropolitane, sul tempo che scorre portando via le cose, sulla difficoltà di realizzare “il sogno americano” ovvero la speranza che animava i primi coloni giunti dall’Europa di costruire un mondo in cui stare bene economicamente ed essere felici, sulle pulsioni distruttive degli esseri umani nei confronti del proprio ambiente come risultato del fatto che spesso le persone mettono al primo posto il solo benessere materiale. Come ha detto Don Henley, uno dei fondatori del gruppo, in una intervista rilasciata parecchi anni fa: ”abbiamo ipotecato il nostro futuro per il guadagno e l’avidità”.
Due esempi di ballate country-rock degli Eagles:
Hotel California
Questa canzone da il nome al loro album fondamentale, pubblicato nel mese di dicembre del 1976, nel quale il tema di fondo è proprio la decadenza dell’America.
La title track è una delle canzoni più famose nel mondo. Sarà per l’ambiguità del testo, che da adito a varie possibili interpretazioni, sarà per la straordinaria performance di Don Henley (autore del testo, ma anche batterista e cantante del gruppo), sarà per il bellissimo assolo finale di chitarra, un duetto tra Joe Walsh e Don Felder.
Probabilmente per tutte e tre le cose.
Testo (autori: Don Felder, Don Henley, Glenn Frey)
“On a dark desert highway
cool wind in my hair
warm smell of colitas
rising up through the air
up ahead in the distance
I saw a shimmering light
my head grew heavy and my sight grew dim
I had to stop for the night
There she stood in the doorway
I heard the mission bell
and I was thinking to myself
this could be Heaven or this could be Hell
then she lit up a candle
and she showed me the way
there were voices down the corridor
I thought I heard them say…
Welcome to the Hotel California
such a lovely place
such a lovely face
plenty of room at the Hotel California
any time of year, you can find it here
Her mind is Tiffany-twisted
she got the Mercedes Benz
she got a lot of pretty, pretty boys
that she calls friends
how they dance in the courtyard
sweet summer sweat
some dance to remember
some dance to forget
So I called up the Captain
please bring me my wine
he said, – We haven’t had that spirit here
since nineteen sixty nine –
and still those voices
are calling from far away
wake you up in the middle of the night
just to hear them say…
Welcome to the Hotel California
such a lovely place
such a lovely face
they livin’ it up at the Hotel California
what a nice surprise, bring your alibis
Mirrors on the ceiling,
the pink champagne on ice
and she said – We are all just prisoners here
of our own device –
And in the master’s chambers
they gathered for the feast
they stab it with their steely knives
but they just can’t kill the beast
Last thing I remember, I was
running for the door
I had to find the passage back
to the place I was before
– Relax, – said the night man
– we are programmed to receive
you can check out any time you like
but you can never leave -“.
Traduzione
“Su un’autostrada buia e deserta,
vento fresco tra i miei capelli,
odore caldo di colitas
che si alzava nell’aria,
più avanti, in lontananza,
vidi una luce scintillante,
la mia testa si fece pesante e la mia vista si offuscò,
dovevo fermarmi per la notte.
Lei stava lì sulla soglia,
ho sentito la campana della missione
e ho pensato tra me e me,
potrebbe essere il Paradiso o potrebbe essere l’Inferno,
poi ha acceso una candela
e mi ha mostrato la strada
c’erano delle voci lungo il corridoio,
mi pareva dicessero …
Benvenuti all’Hotel California,
un posto così incantevole,
un viso così adorabile,
tanto spazio all’Hotel California
in qualsiasi periodo dell’anno, potete trovarlo qui.
La sua mente è contorta da Tiffany,
ha una Mercedes Benz,
ha avuto un sacco di ragazzi carini, carini,
che lei chiama amici,
come ballano nel cortile,
dolce estate, sudore,
qualche ballo per ricordare,
qualche ballo per dimenticare
Così ho chiamato il Capitano,
per favore portami il mio vino,
ha detto, – Non abbiamo quel vino qui
dal 1969 –
e ancora quelle voci
chiamano da molto lontano,
ti svegliano nel cuore della notte
solo per sentirle dire…
Benvenuti all’Hotel California,
un posto così incantevole,
un viso così adorabile,
si stanno divertendo all’Hotel California,
che bella sorpresa, portate i vostri alibi
Specchi sul soffitto,
champagne rosato sul ghiaccio
e lei ha detto – Qui siamo tutti prigionieri
del nostro stesso dispositivo –
E nelle stanze del padrone
che si sono riuniti per il banchetto,
lo trafiggono con i loro coltelli d’acciaio
ma non riescono proprio a uccidere la bestia
L’ultima cosa che ricordo è che stavo
correndo verso la porta
per trovare il passaggio per tornare
al posto in cui mi trovavo prima
– Rilassati, – disse l’uomo della notte
– siamo programmati per ricevere,
puoi fare il check out a qualsiasi ora tu voglia
ma non puoi mai uscire -“.
QUI per ascoltare Hotel California
Una delle interpretazioni più diffuse è quella che considera Hotel California una metafora delle tossicodipendenze (il viaggiatore al suo arrivo sente odore di “colitas”, una pianta del deserto che produce effetti simili alla marijuana; come le sostanze l’hotel può essere il paradiso ma anche l’inferno; dall’Hotel si può scappare ma non si può uscirne per davvero)
C’è chi ritiene invece che l’Hotel rappresenta un luogo di riti satanici (la “bestia” che non può essere uccisa neanche a coltellate potrebbe essere il diavolo in persona. Inoltre la prima sede della setta americana della Chiesa di Satana sembra fosse un hotel e il 1969 è l’anno della sua fondazione)). Altri ancora vi vedono una semplice esperienza sentimentale (il viaggiatore incontra una donna, si mettono assieme e festeggiano ma lui pensa “questo potrebbe essere il paradiso ma anche l’inferno”).
Gli Eagles non hanno mai espresso una loro opinione al riguardo, limitandosi ad affermare che il testo è volutamente aperto a varie possibili interpretazioni, tutte in qualche modo riconducibili a un intento di fondo, apertamente dichiarato: “parlare degli eccessi della cultura americana” e dare una “rappresentazione della vita mondana di Los Angeles”.
The last resort
È la canzone che chiude l’album Hotel California.
Meravigliosa “The Last Resort” ideale seguito di “Hotel California”, come si legge sul sito Ondarock: ”Delicata e struggente, la canzone, affidata all’interpretazione di Henley, affronta il problema della distruzione delle bellezze della natura e dell’ecosistema. Una insospettabile vena ecologista e un velato nichilismo permeano questa elegia sulla fine del sogno americano e sull’avvento di una nuova era piena di cupidigia e arrivismo. Addio, California dreamin’”.
La storia inizia rievocando l’arrivo dall’Inghilterra dei padri pellegrini e va avanti con le trasformazioni (gli stravolgimenti) che l’uomo bianco ha inflitto, man mano che la occupava, alla terra abitata dai pellerossa, gente che invece amava e rispettava il proprio ambiente.
Testo (autori: Don Henley, Glenn Frey)
She came from Providence, the one in Rhode Island
Where the old world shadows hang heavy in the air
She packed her hopes and dreams like a refugee
Just as her father came across the sea
She heard about a place, people were smilin’
They spoke about the red man’s way, how they loved the land
And they came from everywhere to the Great Divide
Seeking a place to stand or a place to hide
Down in the crowded bars, out for a good time
Can’t wait to tell you all what it’s like up there
And they called it paradise, I don’t know why
Somebody laid the mountains low while the town got high
Then the chilly winds blew down, across the desert
Through the canyons of the coast to the Malibu
Where the pretty people play, hungry for power
To light their neon way and give them things to do
Some rich men came and raped the land, nobody caught ‘em
Put up a bunch of ugly boxes and Jesus, people bought ‘em
And they called it paradise, the place to be
They watched the hazy sun sinking in the sea
You can leave it all behind and sail to Lahaina
Just like the missionaries did so many years ago
They even brought a neon sign ‘Jesus is coming’
Brought the white man’s burden down, brought the white man’s reign
Who will provide the grand design, what is yours and what is mine?
‘Cause there is no more new frontier, we have got to make it here
We satisfy our endless needs and justify our bloody deeds
In the name of destiny and in the name of God
And you can see them there on Sunday morning
Stand up and sing about what it’s like up there
They called it paradise, I don’t know why
You call some place paradise, kiss it goodbye
Traduzione
Lei veniva da Providence, nel Rhode Island
Dove le ombre del vecchio mondo pesano ancora nell’aria
Lei portava con sé le sue speranze e i suoi sogni come una rifugiata
Proprio come suo padre quando attraversò il mare
Lei sentì parlare di un posto dove la gente sorrideva.
Parlavano di come vivevano gli uomini rossi, come amavano la loro terra.
E venivano da ogni dove verso il grande spartiacque continentale
Cercando un posto dove stare o un posto dove nascondersi
I bar erano affollati, pieni di gente che si divertiva.
Non vedo l’ora di raccontarvi com’è da quelle parti
E lo chiamavano paradiso, non so perché,
Qualcuno ha spianato le montagne per costruire la città
Poi i venti freddi soffiarono giù, attraverso il deserto
Attraverso i canyon della costa fino a Malibu
Dove la bella gente gioca, gente affamata di potere
Illuminano con i loro neon e danno da fare
Alcuni uomini ricchi vennero e violentarono la terra, nessuno li ha fermati
Misero su un mucchio di brutti box e Gesù, la gente li comprava
E lo chiamavano paradiso, il posto dove stare
Rimanendo a guardare il sole nebbioso che affondava nel mare
Puoi lasciarti tutto alle spalle e salpare per Lahaina (nelle Hawaii)
Proprio come fecero i missionari tanti anni fa
Portarono anche un’insegna al neon ‘Gesù sta arrivando’
Hanno portato il fardello dell’uomo bianco, hanno portato il suo regno
Chi fornirà il grande disegno, cosa è tuo e cosa è mio?
Poiché non c’è più una nuova frontiera, dobbiamo farcela qui
Soddisfare i nostri infiniti bisogni e giustificare le nostre azioni sanguinose
In nome del destino e in nome di Dio
E puoi vederli la domenica mattina
Quando si alzano e cantano com’è lassù.
Lo chiamavano paradiso, non so perché,
Chiama un posto paradiso e dagli un bacio di addio
QUI per ascoltare The last resort
Nel 1998 gli Eagles ottennero il massimo riconoscimento in carriera, venendo inclusi nella
Rock And Roll Hall Of Fame.
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